
Quando si cerca un taglio che funzioni su capelli spessi o ondulati, la maggior parte delle gallerie di celebrità con il mullet mostra solo chiome lisce e bionde. Il problema è che il mullet non si porta affatto allo stesso modo a seconda della texture dei capelli.
Molti cantanti e attori con il taglio mullet hanno dimostrato che questa acconciatura si adatta a molti più profili di quanto si creda, a patto di comprendere come sia evoluta dagli anni ’80.
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Mullet su capelli ricci o crespi: un caso d’uso che i top ignorano
La maggior parte delle classifiche di celebrità con il mullet allineano profili con capelli lisci. David Bowie, Mel Gibson, Patrick Swayze: la ciocca posteriore cade dritta, il degradé è netto. Sul campo, in salone, la richiesta è cambiata.
Le varianti ibride tipo mullet-testurizzato rispondono a una semplice esigenza: su un capello riccio o crespo, la lunghezza posteriore non cade allo stesso modo. Forma volume, a volte un effetto bob naturale sul retro. Si parla allora di mullet-bob, una silhouette in cui il retro si arrotonda invece di cadere piatto.
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Questo tipo di taglio richiede un lavoro diverso. Il parrucchiere mantiene peso sul retro affinché si formi il riccio, mentre su capelli lisci si dirada. I lati rimangono corti, ma il sfumato deve tenere conto della densità del capello.
Tra i cantanti e attori con il taglio mullet, poche referenze di pubblico mostrano questa versione testurizzata, il che porta molti uomini con capelli ricci a scartare l’idea senza averla provata.

Taglio mullet maschile e K-pop: un’adozione più rapida che in Europa
Lo studio “Hair Trends Asia 2026” di WGSN documenta un fenomeno netto: il mullet maschile guadagna popolarità nel Sud-est asiatico grazie al K-pop, con un’adozione significativamente più rapida rispetto all’Europa. Gli artisti coreani portano il mullet in versioni sfilate, spesso associate a ciocche colorate o a un volume lavorato sulla sommità della testa.
Ciò che cambia rispetto al mullet occidentale classico è la proporzione. Il mullet K-pop mantiene una parte superiore più lunga e strutturata, a volte pettinata all’indietro, con una nuca che supera di poco le spalle. Siamo lontani dal mullet degli anni ’80 che scendeva tra le scapole.
Per i giovani urbani del Sud-est asiatico, questo taglio funziona come un marcatore di appartenenza culturale tanto quanto come scelta estetica. L’influenza occidentale classica (rock, country) passa in secondo piano rispetto a quella delle idol coreane.
Tre figure che hanno realmente cambiato la percezione del mullet uomo
Invece di una lunga lista di nomi, concentriamoci su tre profili il cui impatto sull’acconciatura maschile rimane misurabile.
David Bowie e il mullet come strumento scenico
Bowie non ha mai portato il mullet per caso. La sua versione, popolarizzata con il personaggio di Ziggy Stardust, combinava un taglio corto sopra, volume e una nuca lunga spesso tinta di rosso. Il mullet serviva come costume capillare, non come acconciatura quotidiana. Questo approccio ha aperto la porta a interpretazioni meno rigide del taglio.
Billy Ray Cyrus e l’ancraggio country
Con il successo di “Achy Breaky Heart” all’inizio degli anni ’90, Billy Ray Cyrus ha associato il mullet alla cultura country americana in modo duraturo. Il suo taglio, con lati corti e una lunghezza posteriore generosa, rimane il riferimento quando si parla di mullet “classico”. Questo modello è stato infatti il più riprodotto in Europa per tutto il decennio.
Il caso Brad Pitt negli anni 2000
Pitt ha portato una versione corta e destrutturata del mullet, più vicina a un degradé lungo che a un vero mullet. Ciò che conta qui è che questa versione addolcita ha reso il taglio accettabile in contesti professionali. Il mullet non era più riservato alla scena o allo stadio.

Manutenzione del mullet uomo: cosa cambia a seconda della texture
È difficile fornire un protocollo unico per mantenere un mullet. Ecco le variabili concrete a seconda del tipo di capello:
- Su capelli lisci, la nuca richiede un taglio di rifinitura ogni quattro-sei settimane. Senza ciò, la lunghezza posteriore perde la sua forma e dà un effetto trascurato piuttosto che strutturato.
- Su capelli ricci o ondulati, il retro tiene meglio la sua forma naturalmente, ma i lati ricrescono più velocemente in volume. È necessario riprendere i lati più spesso del retro.
- Su capelli crespi, il mullet-bob funziona con una manutenzione incentrata sull’idratazione della lunghezza posteriore. Il twist-out o il wash-and-go sul retro permettono di definire la forma senza rompere il riccio.
I feedback variano su questo punto, ma diversi parrucchieri specializzati in texture afro raccomandano di non diradare il retro: è proprio il volume che dà al mullet-testurizzato la sua identità.
Regolamentazione europea sui prodotti di decolorazione per mullet
Un aspetto raramente affrontato negli articoli sul taglio mullet riguarda i prodotti utilizzati per le versioni decolorate. Da gennaio 2026, diversi paesi scandinavi hanno avviato un divieto progressivo dei prodotti per capelli a base di perossido forte per gli stili degradati, a causa dei rilasci d’acqua legati a queste sostanze. Il regolamento (UE) 2026/045, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’UE il 12 febbraio 2026, disciplina questa restrizione.
Per gli uomini che portano un mullet con ciocche decolorate o balayage, questa evoluzione normativa cambia le carte in tavola sui prodotti disponibili in salone. Le alternative a base di perossido debole danno risultati meno contrastati, il che spinge alcuni parrucchieri a privilegiare tecniche di colorazione vegetale o semi-permanente.
Il mullet maschile continua a trasformarsi. Le varianti ibride adattate alle texture ricce e crespe, l’influenza K-pop che ridefinisce le proporzioni e le restrizioni normative sulla decolorazione ridefiniscono questo taglio ben oltre la sua immagine rétro. Scegliere un mullet oggi significa prima di tutto scegliere la versione che corrisponde alla propria texture di capelli e al proprio stile di vita, non riprodurre una foto di celebrità degli anni ’80.